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Depressione, la "disabilità" dell'anima

Marta (la chiameremo così) ha 38 anni, incinta di sei mesi, con una bella casa nel centro storico di Catania. Stamattina alle 8 ha aperto la finestra e si è lasciata morire, precipitando sull’asfalto dal quinto piano. Ennesima vittima della depressione, ennesima anima in pena non capita per tempo. Le donne incinte sono più fragili e più predisposte a deprimersi, ma di questi tempi questo problema è diffuso a talmente tanti soggetti, ovunque nel mondo, che si parla di “disabili”.

La depressione è la “disabilità” dell’anima e non si cura facilmente. Non è come il cancro, o come un braccio rotto, per cui si possono seguire gli effetti delle medicine osservando la regressione del problema. Nella depressione si può solo sperare di aver trovato la strada giusta – con la psicanalisi, con i farmaci, con la semplice vicinanza umana – per salvare un’anima dalla tristezza senza giustificazione.

Una ricerca condotta in Australia, presso la University of Queensland ha dimostrato nei fatti che chi è depresso smette di vivere e dunque di lavorare, ecco perchè viene equiparato a una persona disabile. Lo studio ha confrontato la depressione clinica con oltre 200 lesioni che causano disabilità fisica e si è giunti alla conclusione che questa malattia della mente si piazza addirittura al secondo posto in solitaria. Il più alto livello di depressione si registra nelle zone di guerra (Afghanistan su tutti) o in via di sviluppo, anche se il livello sale nei paesi ricchi che stanno vivendo la crisi. Il Giappone, invece, sarebbe il Paese più sereno di tutti.

admin

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