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Psicologia: misurare le emozioni col Metodo Davidson

Richard Davidson, professore di psicologia e psichiatria alla University of Wisconsin-Madison (USA), ne è certo: le emozioni, anche quelle più nascoste, possono essere intuite da segni esterni del corpo ai quali nessuno di noi può sfuggire. C’è molto più che un sorriso o una smorfia di dolore, per esprimere gioia, tristezza o altre emozioni.

Quanti di voi sapevano che le esperienze molto negative si smaltiscono con estrema lentezza, che si continua ad “ammiccare” con gli occhi e con piccoli movimenti del capo per anni, segno evidente che qualcosa nel nostro profondo ribolle ancora e che non ne siamo del tutto fuori. Si chiama RESILIENZA e misura la nostra capacità a riprenderci da un trauma in base ai tempi in cui tali segni esterni si manifestano o meno. C’è poi il metro della PROSPETTIVA che ci fa capire tramite l’azione di circuiti cerebrali se il periodo ottimista dura a lungo o meno.

Chi ha l’amigdala più sviluppata, in esami di laboratorio, ha dimostrato di avere uno speciale INTUITO SOCIALE per la comprensione delle emozioni altrui, tramite segni esterni e interni ben definiti. Più difficile la AUTOCONSAPEVOLEZZA, ovvero analizzare le proprie emozioni per portarle allo scoperto. Anche dal tipo di attenzione al contesto sociale si può capire che cosa sta provando un soggetto esattamente. Sono alcune di quelle “armi” speciali che usano i cosiddetti “mentalisti”, che aiutano la polizia a cercare di intuire il pensiero di un criminale o di un testimone.

admin

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