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Chirurgia, niente più tagli: si entra anche dall'ombelico

La chirurgia si affida sempre più a strumenti microscopici, poco traumatici in modo da regalare ai pazienti una guarigione più rapida e priva di pericolo di infezione. Tagliare di meno significa meno ferite, meno tempo per il recupero post operatorio e meno segni sul corpo, parlando di cicatrici. E se il taglio, anche piccolo, non è possibile si utilizzano gli orifizi naturali del corpo.

E così per operare l’intestino si usa l’accesso dal retto, per raggiungere lo stomaco si usa la bocca o il naso, per intervenire sull’utero si usa la vagina, e di recente si è scoperto che si può intervenire dentro il seno passando attraverso l’ombelico. La chiamano chirurgia orifiziale ed è sempre più in espansione, con diversi centri specializzati nel mondo e anche in Italia.

Da noi, a far compagnia a nomi altisonanti come gli ospedali universitari di Boston, Houston, Parigi, Bordeaux e Amsterdam, c’è l’unità chirurgica di Huscher all’ospedale Rummo di Benevento. Un vanto per il nostro sud ma un prezioso centro di cura anche per l’intero Paese che può ricorrere qui alle più innovative tecniche di chirurgia mini invasiva. Attualmente tutti questi ospedali stanno partecipando a una sperimentazione proprio in questo campo, partita nel 2012, e che porterà -appena i risultati saranno disponibili- a comprendere come usare questo nuovo tipo di approccio chirurgico che mira a intervenire sul corpo in modo più preciso e meno traumatico.

admin

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