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Disturbo post-traumatico da stress: in aumento tra i giovani immigrati

Il disturbo post-traumatico da stress è una condizione di disagio emotivo dovuta al dolore (fisico o psichico) dopo aver subito un trauma molto importante. Può essere un trauma legato alla salute del corpo, come ad esempio un incidente stradale o una malattia grave, o può essere un’esperienza drammatica, come un lutto. Nei giovani immigrati entrambi gli aspetti del problema sono presenti.

Che si tratti di bambini sopravvissuti al naufragio di un barcone, o di bambini che hanno visto morire i parenti in questo naufragio, o giovanissimi costretti a lasciare la propria terra per ritrovarsi in un Paese nuovo che non li capisce e non li vuole … questi ragazzi soffrono più di altri di DPTS. Il disturbo post-traumatico si esprime in tre fasi: la rievocazione (sogni, disegni, ricordi), l’evitamento (distrarsi il più possibile per dimenticare), iperattivazione (comportamenti aggressivi).

I figli degli immigrati, specialmente quelli in età della ragione, siano essi bambini o preadolescenti vivono come un trauma l’abbandono della terra di origine, dei parenti di lì, l’inserimento difficile nel nuovo Paese e nella scuola. Spesso i genitori, troppo impegnati, non si rendono conto del disagio oppure si rendono conto ma non hanno soldi per far seguire i propri figli da uno specialista. Occorre che si faccia in modo che questi ragazzi trovino assistenza, sia a livello medico ma anche a livello di rapporti umani. Il rischio potrebbe essere quello di ritrovarsi con gruppi di persone disturbate che si danno alla delinquenza o che si alienano dal mondo, “ghettizzandosi” da sé. Per aiutare questi ragazzi stanno nascendo varie associazioni, tra cui la RETE G2 e la associazione PONTES che possono comunque dare un indirizzo di assistenza.

admin

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