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Cancro all'utero: e se bastasse avere il "sangue caldo"?

Buona parte dei tumori femminili sono assolutamente indolore, o meglio provocano dolore quando ormai l’azione delle cellule cancerogene è partita e radicata nei tessuti, dunque quando potrebbe essere tardi. Perciò, per controllare lo stato di salute di utero, ovaie e mammelle occorre sottoporsi a esami spesso invasivi e fastidiosi quando in realtà non si prova alcun fastidio nel corpo. Anche per questo la ricerca tenta nuove strade per evitare queste “torture” periodiche.

Ad esempio, per controllare l’esistenza di un probabile cancro all’utero la soluzione non invasiva potrebbe essere un test sul “calore del sangue”. L’esame esiste, si chiama termogramma del plasma ma non si sospettava potesse essere usato a questo scopo. La scoperta viene da una ricerca condotta da Nichola Garbett della University of Louisville (USA) e pubblicato sulla rivista Plos One. Per eseguire il termogramma del plasma basta semplicemente “fondere” un campione di plasma sanguigno che verrà utilizzato come misura generale sullo stato di salute di quel soggetto in particolare.

In questo modo si avranno sempre sott’occhio le principali proteine del plasma, misurate tramite il Differential Scanning Calorimetry (DSC), e si potranno controllare periodicamente le variazioni di temperatura del sangue confrontando i dati raccolti di volta in volta -tramite prelievo- con questo primissimo test. Se si evidenzia che la temperatura è in aumento, escludendo i fattori che normalmente provocano questo aumento, si potrà sospettare l’avvio di un tumore all’utero o al collo dell’utero. Grazie a questo sistema si possono anche verificare le reazioni dell’organismo alle varie cure a cui viene sottoposto.

admin

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