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Tumori: una terapia "radioattiva" per curare quello al fegato

La guerra contro il tumore al fegato è una sfida appassionante, per forza di cose. Il “nemico” è vigliacco e veloce, avanza senza dare dolore e senza dar fastidio e la maggior parte delle volte viene scoperto quando è troppo tardi, ormai. Per questo ogni mezzo è buono per contrastarlo, incluso quello -nuovo di zecca- che ci presenta la dottoressa Rita Golfieri di Bologna: le microsfere radioattive.

Si tratta di piccolissime capsule che trasportano farmaci (se la terapia è chimica) o elementi radioattivi fin dentro l’organo interessato, attraverso delle infusioni praticate tramite l’arteria femorale. Una volta sul posto, le microsfere cominciano a bombardare il tumore che così si riduce considerevolmente, al punto che è più facile rimuoverlo o trattarlo, e dunque possibilmente anche guarirlo. Un metodo che sta dando risultati molto promettenti ma che al momento funziona solo su determinati soggetti: quelli malati di tumore primitivo inoperabile o con metastasi limitare al fegato stesso.

Un metodo mirato che non tocca i tessuti sani e permette quindi alla terapia di agire senza effetti collaterali sgradevoli. Al momento la sperimentazione si sta svolgendo, oltre che a Bologna, anche a Roma (Regina Elena), a Milano (Istituto Tumori) e a Napoli (Pascale). Il trattamento “radioattivo”, dimostra uno studio condotto su oltre 300 soggetti, viene ben tollerato da tutti, anche dai più anziani (oltre i 70 anni di età). Si spera soltanto che i tagli alla sanità non vadano a toccare questo tipo di ricerca che, sebbene costosa, è necessaria per portare avanti un progetto che potrebbe trovare la soluzione definitiva al tumore al fegato.

admin

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