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La morte di Michael Jackson fu colpa del medico

Il grande cantante e ballerino Michael Jackson morì nel 2009 a 50 anni e in uno stato di dipendenza assoluta dagli psicofarmaci. Il suo corpo era talmente saturo e assuefatto alle medicine che doveva sempre aumentare la dose o la potenza, come il farmaco che usava per dormire che in realtà era un potente anestetico chirurgico. Anestetico che lo uccise la notte del 25 giugno di quell’anno.

Inizialmente fu indagato il medico che lo aveva in cura, il dottor Conrad Murray, che nel 2011 ricevette sentenza di quattro anni. Dopo averne scontati solo due, il dottore era stato rilasciato ma continuava a sostenere la propria innocenza e la falsità delle prove contro di lui, al punto da chiedere lui stesso il ricorso in Appello. Un errore che gli è costato caro, perchè la sentenza giunta oggi proprio dalla corte di Appello di Lor Angeles conferma la validità delle prove, la sua responsabilità e dunque la condanna.
Il dottor Murray, che secondo i dati raccolti somministrò la dose mortale di anestetico al cantante la sera in cui morì, può aver agito in buona fede e certamente non è riconosciuta la malignità dell’atto ma la colpevolezza sta nell’essere andato via senza controllare, come altre volte, che il farmaco avesse avuto l’effetto voluto. Se lo avesse fatto avrebbe visto subito le gravi condizioni del suo paziente e forse lo avrebbe salvato.

admin

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