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Polimeri plastici aiutano a guarire le lesioni cardiache

Aumentano le patologie legate al cuore, a causa dello stile di vita, dello stress in eccesso e anche da una carenza di cure dovuta forse pure alla crisi economica per colpa della quale la gente trascura la propria salute. La sofferenza del cuore è sempre importante, perchè pregiudica lo stile di vita o la vita stessa. Pace maker, by-pass e metodi interni sempre più sofisticati aiutano, ma la ricerca di nuove modalità di cura continua.

Lo studio casuale che ha scoperto la novità del momento è opera di Stephen Miller della Northwestern University (USA) che, insieme al suo team, ha visto come alcuni polimeri biodegradabili si possano usare per “riparare” le lesioni al cuore derivanti da attacchi cardiaci e infarti. La sperimentazione condotta sui topi ha dimostrato che queste “iniezioni di plastica” potrebbero davvero risolvere molti problemi importanti. Come detto, tutto è avvenuto per caso: si stavano usando queste microparticelle per capire come i monociti infiammatori viaggiano dal flusso sanguigno al cervello dei topi malati di virus del Nilo Occidentale.

Invece di scatenare l’infezione del Nilo, i topi però morivano in massa di infiammazione al cervello. Cercando di capire come mai, i ricercatori hanno fatto altri tentativi, guidando le microparticelle verso la milza. Le particelle, legate a una proteina particolare (“MARCO”) in grado di legarsi alla carica negativa degli agenti patogeni, indirizzavano i monociti verso la distruzione. Gli animali a quel punto non morivano più, come invece capitava se si guidavano le particelle al cervello. Tentando di applicare il metodo ai topi debilitati dopo un problema cardiaco si vedeva anche qui un notevole miglioramento e almeno la metà delle lesioni rispetto a quelli che non lo avevano ricevuto.

admin

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