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Il pace-maker si ricarica col movimento di cuore e polmoni

E se non fosse più necessario cambiare le batterie del pace-maker ogni dieci anni? Il piccolo dispositivo sottopelle che, tramite dei cavi, invia segnali elettrici regolando il ritmo di un cuore “confuso” ha già salvato la vita a milioni di persone nel mondo ma con il piccolo fastidio di dover “cambiare le pile” una volta ogni tanto. Fastidio che potrebbe essere presto eliminato.

L’idea è nata da uno studio dell’Università dell’Illinois (USA) dove i ricercatori hanno pensato bene di applicare il principio dinamico anche a questi dispositivi. Se esistono le batterie che si ricaricano col motore e quelle che si ricaricano con la pedalata, perchè non provare a ricaricare il pace-maker col movimento stesso del cuore? Idea geniale fermata però da un dubbio: se il pace-maker viene messo per regolare un battito mal funzionante, come potrebbe ricaricarsi bene usando quello stesso battito mal funzionante?

Il bello è che non per forza il nuovo pace-maker si ricarica col movimento del cuore. Esso infatti può trarre energia anche grazie al movimento dei polmoni e del diaframma. L’effetto di ricarica del dispositivo funzionerebbe grazie ad un micro-impianto zirconato titanato che collega cuore, polmoni e diaframma a una batteria ricaricabile. Nei test di prova, il minuscolo macchinario è riuscito a riprodurre -grazie al movimento di queste tre parti del corpo- una potenza di 02. microwatt per ogni centimetro quadrato. Se le prove sull’uomo funzioneranno, si potrà aprire una nuova era del pace-maker che avrà certamente una più lunga durata nel tempo.

admin

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