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Cavie umane: un "business" polemico che può salvare delle vite

C’è la storia di Erminia, che scopre a 55 anni di avere un tumore con diverse metastasi e poche speranze di cura e che accetta di entrare in un programma di sperimentazione per un nuovo farmaco che dovrebbe rinforzare gli anticorpi contro le cellule cancerogene. C’è la storia di Jan, che soffre di dermatite atopica e che si propone come “cavia” a Milano per una possibile cura. Ma c’è pure la storia di Marie, malata e con quattro bambini a carico, che accetta di sottoporsi a sperimentazioni su nuovi farmaci in Germania perchè “pagata profumatamente”.

Si parla tanto dei poveri animali che vengono usati per le ricerche scientifiche ma nessuno parla delle “cavie umane”, ovvero di quelle persone che per curarsi o per assicurarsi un futuro o per strappare i propri cari alla povertà acconsentono a mettere a rischio il proprio corpo e la propria esistenza, dando così un aiuto prezioso alla ricerca e alla salvezza delle nostre vite. In Svizzera, Austria, Germania e Francia è un “business” molto ben pagato, a differenza dell’Italia che lo pratica con compensi da fame. Un “business” che fa discutere certamente, che fa interrogare sulla sua valenza etica ma che è una norma nel mondo scientifico.

Il centro di ricerche più famoso d’Europa per l’uso di cavie umane è il King’s College di Londra, seguito dall’università di Berlino e per quanto riguarda l’Italia dall’Istituto Oncologico di Milano e dal CRC di Verona. Diventare “cavie” non è difficile ma non è nemmeno così scontato: occorrono caratteristiche particolari e disponibilità al sacrificio (vietato tingersi i capelli, vietato assumere alcolici, niente fumo, niente particolari cibi). In alcuni casi bisogna dimostrare di non essere mai stati coinvolti in altre esperienze simili e di non aver mai fatto studi di Medicina nella vita. I rischi ci sono: la poca chiarezza sugli effetti collaterali, la possibilità che quella cura non abbia effetto sulla malattia che vorremmo curare e così via. Rientrano nel panorama anche quegli studi sui comportamenti emotivi, con molti meno aghi e farmaci ma con altrettanti sacrifici legati al nostro essere felici, controllare la rabbia, sopportare una delusione …

admin

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