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La mano bionica italiana che riproduce il senso del tatto

Un enorme lavoro di squadra che ha visto impegnati medici e bioingegneri dell’università Cattolica-Policlinico Gemelli e dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e dell’Istituto San Raffaele di Roma con anche il supporto della Ecole Polytechnique Federale di Losanna e dell’Istituto Imtek dell’università di Friburgo. Ecco come nasce la protesi bionica che comunica col cervello. Una mano vera, una mano a tutti gli effetti viva e funzionante.

L’Italia può essere orgogliosa di questo risultato, unico al mondo, in fase di sperimentazione sul corpo di un giovane danese, Denis Sorensen, che aveva subito l’amputazione della mano alcuni anni fa per colpa dell’esplosione di un petardo e che oggi è il primo uomo al mondo ad aver avuto impiantata una mano bionica che riproduce il senso del tatto. “Tocco e sento tutto, come se non avessi mai perduto la mia mano vera” dichiara entusiasta il paziente. Il progetto, denominato LifeHand 2, è realizzato grazie a un sofisticato sistema d’impulsi elettrici che collegano il macchinario al sistema nervoso e dunque inviano segnali al cervello, che li recepisce come recepirebbe quelli del tatto normale.

Gli elettrodi sono stati impiantati trasversalmente rispetto ai fascicoli nervosi, per moltiplicare la possibilità di contatto con le fibre dei nervi e la capacità di comunicazione col sistema nervoso centrale e il tutto è avvenuto presso i laboratori del Policlinico Gemelli di Roma. Si tratta del miglioramento di un primo progetto già tentato nel 2008 con una protesi bionica che consentiva di afferrare gli oggetti in modo autonomo ma che non rimandava alcuna sensazione al cervello. Da oggi invece si potrà dare un nuovo futuro alle persone amputate, facendo ritrovare loro la normale vita perduta.

admin

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