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Biopsia renale pre-trapianto: non sempre è indice di sicurezza

Questione trapianti. Si parla di sicurezza, innanzi tutto, per evitare rigetti e problemi che possano trasformare una pratica salvavita in una tortura lunga anche anni, come avvenuto per il primo uomo trapiantato della mano. Non è un argomento facile, anche perchè in presenza di un trapianto di solito si ha poco tempo per valutare bene i parametri.

La biopsia, ovvero l’analisi dei tessuti dell’organo in oggetto, è il metodo più rapido per capire la compatibilità di quell’organo con il corpo che deve riceverlo e su essa si basano molte decisioni dei medici, anche in tempi ristretti e in fasi di emergenza. Eppure questo metodo non sempre è indice di sicurezza al cento per cento, ad esempio non lo è per il trapianto ai reni. Lo rivela uno studio congiunto del Hennepin County Medical Center e della Yale University pubblicato sul Clinical Journal of the American Society of Nephrology.

Dai dati analizzati si è visto che non sempre le biopsie eseguite sui reni da trapiantare hanno garantito la totale compatibilità dell’organo col corpo del ricevente. Spesso, i risultati positivi ottenuti su un piccolo campione di tessuto venivano annullati dalla reazione globale dopo che l’intero organo era stato inserito nel corpo del paziente. Secondo lo studio americano occorrono dunque altre tecniche di analisi che vadano a integrare quella della biopsia in modo da evitare crisi postume. In particolare, le biopsie spesso sopravvalutano lo stato di salute del rene da trapiantare ignorando in alcuni casi alcuni danni importanti che lo renderebbero invece inutilizzabile.

admin

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