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I tumori di Malagrotta. L'inquinamento uccide ancora

C’è una zona, nel Lazio, dove da tempo si vociferava di uno stretto legame inquinamento-malattie ma dove nessuno era mai andato ad approfondire la cosa. Parliamo dell’area di Malagrotta, dove sorge una delle più grandi discariche di rifiuti della regione e nelle cui vicinanze sorgono anche dei centri abitati in cui le malattie più o meno gravi ormai non si contano più.

Si tratta di malattie legate al fattore inquinamento e di tumori che da queste malattie (o solo dalla esposizione al luogo) si sviluppano: allergie, problemi respiratori, asma, tumori legati al contatto prolungato con nichel e cloruro vinile, leucemie, linfonodi alla tiroide, cancro al seno. L’associazione Codici ha accusato la Regione Lazio di aver sempre ritardato una verifica sul posto e di aver preso il problema sottogamba. Una verifica l’ha fatta invece il Politecnico di Torino, lo stesso che si sta occupando di diversi problemi ambientali in giro per l’Italia (come il Muos siciliano) e i risultati non lasciavano dubbi.

Il collegamento tra la vicinanza della discarica e l’aumento delle malattie c’è. A seguito di ciò, la procura di Roma sta vagliando un fascicolo di contestazioni a carico di Francesco Rando, amministratore delegato della società Giovi che gestisce la discarica, e dei vertici di Ama e di Raffineria Roma Spa (azienda controllata da Total Erg). Dovranno spiegare come mai le sostanze inquinanti che, in teoria, dovevano essere trattenute e controllate dentro la discarica siano invece passate nelle falde acquifere avvelenando la gente per anni. Un dramma che fa subito pensare alla Terra dei Fuochi campana, lì gestita però da interessi criminali ma con gli stessi risultati. Qui è un problema di poca attenzione al territorio e di un lavoro di preservazione fatto male e forse ormai è tardi per rimediare ma almeno si può tentare di avere giustizia.

admin

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