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Intervenire sulle molecole dei farmaci "vecchi" per renderli "nuovi"

Il problema farmaci, oggi, è più attuale che mai. Siamo in guerra e il nemico si chiama “batterio resistente”, un organismo che noi stessi abbiamo reso imbattibile abituadonolo -dose dopo dose- ai medicinali al punto che ormai non hanno alcun effetto su di esso. La sfida della ricerca è appunto questa: trovare nuovi metodi per avere la meglio su questi batteri e sui virus che stanno percorrendo la stessa strada.

Di recente si sta scoprendo come il ritorno alle cure naturali, o la sostituzione di antibiotici con antidolorifici possa dare una mano al corpo a riprendere il controllo ma ulteriori studi – come quello condotto presso lo Scripps Research Institute (USA) – stanno puntando su metodi ancora più innovativi. Quello trovato allo Scripps e descritto su NATURE è un modo per migliorare i farmaci esistenti ma anche per crearne di totalmente nuovi. Modificando le molecole organiche tramite modalità più semplici si potrebbe ottenere un risultato importante in poco tempo.

La modifica dei composti organici esistenti avverrebbe attaccando quei cosiddetti “gruppi funzionali” biologicamente attivi alle molecole del farmaco. In pratica, ogni molecola deve la propria azione a questi “gruppi” che si legano a una struttura più semplice, una sorta di “spina dorsale” composta principalmente da atomi di carbonio. I nuovi composti modificabili elaborati negli Stati Uniti agiscono su questi gruppi e riescono così a dirigere le molecole verso nuove direzioni o a riportarle alla loro funzione originaria contro il nemico che invade il corpo. Alcune tra queste tecniche includono l’uso delle tetraidrochinoline, delle benzooxazine, delle aniline e delle benzilamine.

admin

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