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Ricordando Morosini: la formazione al soccorso deve essere la priorità

Una cardiomiopatia aritmogena congenita è un disturbo cardiaco che si presenta fin dalla nascita e rimane silente per anni. Se si conduce una vita tranquilla, sana e normale si può anche invecchiare senza sapere di averla ma se si è atleti, se si fa sport in qualsiasi condizione di clima e di salute, se si pompa il cuore al massimo a volte succede l’inevitabile. L’inevitabile è, ad esempio, la morte del giovane calciatore del Livorno, Piermario Morosini, esattamente due anni fa.

Morosini crollò in piena partita, fu soccorso (male, senza defibrillatore) dai medici presenti e morì poco dopo in ambulanza. Ma anche se si fosse usato il defibrillatore, chi può dire che non sarebbe morto ugualmente? Nella sua famiglia erano già morti i genitori, per problemi cardiaci, e dunque l’ereditarietà era nota. L’attacco cardiaco fu molto forte e poco si sarebbe potuto fare per salvare il ragazzo. L’ordine perentorio oggi, ricordando Piermario, è di far sì che non succeda mai più a nessun altro. Uno studio effettuato dalla Regione Veneto ha segnalato una forte incidenza della morte improvvisa negli atleti, nonostante lo screening cardiaco (unico al mondo) che si fa in Italia dagli anni Settanta a oggi abbia già salvato molte vite. Ma non tutti i segnali si manifestano per tempo sotto gli occhi del medico.

Il primo passo è sicuramente continuare a promuovere la prevenzione e il controllo periodico; in secondo luogo, formare personale pronto ad agire al momento giusto; esercitazioni continue per gli addetti ai lavori e corsi, anche scolastici, per i normali cittadini perché tutti devono poter effettuare una corretta rianimazione. Se ci fosse stata un’adeguata formazione, al momento dell’emergenza Morosini, anche se i medici avessero ignorato o dimenticato il defibrillatore qualcun altro poteva suggerirlo o usarlo al posto loro. Se ci fosse stata formazione adeguata, l’ambulanza non avrebbe tardato ad entrare in campo per colpa di un parcheggio sbagliato. Come amano ripetere gli esperti, l’organizzazione deve essere come una portaerei: ognuno ha il suo ruolo e ognuno sa come svolgerlo nel momento dell’azione.

admin

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