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Mente e corpo: curare un trauma con l'EMDR

Il trauma può essere fisico o emotivo. In entrambi i casi è una scossa, una botta, uno sconvolgimento totale che schianta la vita e che la manda in mille pezzi. Che sia un incidente stradale, un’aggressione, la perdita di una persona cara, uno shock qualsiasi viene rappresentato sempre dalle stesse fasi: dolore, perdita, accettazione della nuova situazione, ricostruzione di una vita.

Queste fasi però sono sempre accompagnate da attacchi di ansia, panico, depressione, passaggi obbligati dai quali non tutti riescono a riprendersi. Un modo per uscirne è la nuova terapia chiamata in sigla EMDR (che sta per “Eye Movement Desensizitation and Reprocessing” cioè desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), e che consiste in un trattamento psicoterapeutico che permette al trauma di “spostarsi” da un’area all’altra del cervello. Una cosa che sembra da poco ma che invece significa tutto, la differenza tra lasciarsi schiacciare dal trauma e accettare l’evento.

Uno studio italiano del CNR ha osservato l’applicazione dell’EMDR a una serie di traumi, fisici ed emotivi, come per esempio i genitori dei bimbi morti nel terremoto di San Giuliano (2002), i sopravvissuti del naufragio della Concordia, i superstiti di un rapimento o di azioni di guerra. Ognuno con disturbi diversi, con attacchi di panico legati a situazioni differenti (la guida, la folla, il vuoto, il mare…). I movimenti oculari tipici di questa terapia -simili a quelli REM- sono in grado di riattivare la capacità autocurativa del nostro cervello. Lo aiutano a metabolizzare l’evento, a usare quei ricordi terribili in maniera diversa. In breve, trasferiscono il ricordo nel passato … dove dovrebbe stare… senza lasciare che disturbi il presente. Le terapie condotte qui in Italia -dove operano circa 6.000 esperti di EMDR- sono risultate tutte efficaci e positive e i soggetti hanno ritrovato la serenità perduta. Richiedere l’EMDR non è difficile, basta rivolgersi agli ospedali e alle ASL.

admin

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