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Egitto: processo a un medico per mutilazione genitale su una bambina

Sohair al-Bata’a aveva 13 anni ed è morta in un ospedale egiziano dopo che -secondo l’accusa- le sarebbe stata praticata una tradizionale mutilazione genitale per “evitare che avesse rapporti” prima del matrimonio. Queste mutilazioni purtroppo sono ancora in uso in molte regioni dell’Africa ma in Egitto sono state dichiarate fuorilegge dal 2008. Ciò non toglie però che tanti genitori le pratichino ancora. Come avrebbe fatto il padre di Sohair.

E oggi, per la prima volta nella storia di questo Paese islamico, un medico e il padre stesso della ragazzina sono chiamati a rispondere di questo atto come un crimine, davanti al tribunale. Loro si difendono giurando che Sohair è morta per una reazione allergica alla pennicillina ma la nonna della bambina ha affermato che la nipote è morta a causa di una forte febbre sopravvenuta dopo un intervento di mutilazione genitale. Il medico a processo, il dottor Raslan Fadl, continua a dire di non aver fatto nulla di sbagliato e così dicono anche i parenti di Sohair.
La pratica che loro chiamano “circoncisione”, ma che poco ha a che vedere con quella che si fa sui genitali maschili, è ancora una tradizione forte soprattutto nelle campagne egiziane. I contadini giurano che -comunque vada a finire il processo- loro continueranno a “circoncidere” le figlie e le nipoti perchè “così si usa da millenni e non è morto mai nessuno”, anche se su questa frase ci sarebbe molto da obiettare. Certamente per l’Egitto si tratta di una pagina storica che potrebbe portare ulteriori miglioramenti nelle condizioni di vita femminili, ancora lontane dall’essere alla pari di quelle maschili ma sicuramente in fase di apertura a un nuovo modo di pensare.

admin

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