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Dislessia acquisita: ecco dove si forma

Si deve a ricercatori italiani, dell’Università di Milano-Bicocca, Dipartimento di Psicologia e Dipartimento di Economia, una scoperta che potrà essere d’aiuto a molte famiglie e a molti insegnanti: dove e come si forma la dislessia acquisita. Si parla sempre più spesso di dislessia, quel problema visivo che impedisce di leggere correttamente le lettere e dunque le parole, e che si estende anche ai numeri e alla grafia. Non sempre però si capisce come tutto ha inizio.

La ricerca milanese per la prima volta è riuscita a individuare i correlati neuro-funzionali dei processi di lettura in 59 pazienti (il campione di studio più ampio mai usato per questo argomento). Tutti avevano disturbi di dislessia, in questi casi acquisita dopo aver subito delle lesioni cerebrali, osservando i quali si è capito che la dislessia superficiale è collegata a lesioni temporali sinistre, quella fonologica a lesioni insulari sinistre mentre si collega al giro fusiforme sinistro la alessìa. Lo studio ha coinvolto neuropsicologi, medici, logopedisti e statistici, e verrà presto pubblicato su BRAIN AND LANGUAGE dove tutti potranno capire meglio i coinvolgimenti neurali dei processi di lettura e dunque della formazione di determinati disturbi.
I meccanismi della lettura, che la neuropsicologia cognitiva spiega con il modello di lettura “a due vie”, implicano una interazione tra una procedura lessicale e una procedura sublessicale e secondo questa teoria si è spiegata per anni anche la dislessia acquisita. Infatti, il deficit di una o dell’altra procedura può creare la dislessia dove prima non c’era (precisamente, la dislessia superficiale dopo un danno della procedura lessicale; la dislessia fonologica a causa di un danno di quella sublessicale). Per quando riguarda l’insorgere di quella che si chiama “alessìa pura”, ovvero la perdita delle competenze che determinano una buona lettura, il danno è comune alle due procedure insieme.

admin

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