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Alcolismo: un "servizio di guardia" negli ospedali

Le persone che finiscono in ospedale per problemi legati all’abuso di alcol spesso “sfuggono” all’attenzione di quegli enti e associazioni che possono aiutarli a smettere. Succede perchè in Italia non abbiamo dei veri e propri osservatori del fenomeno e non ci sono, nei nostri ospedali, delle figure che individuano al volo la persona che ha problemi alcolici gravi. Anche se alcuni ospedali stanno portando avanti esperimenti interessanti a riguardo.

Il primo esempio viene dal Trentino, dove in ogni ospedale è presente un “servizio di alcologia” che monitora i casi, le persone, le situazioni. Non basta dare medicinali per far passare la sbornia, bisogna capire perchè e quante volte succede. Allo stesso modo sta lavorando il Careggi di Firenze, dove si è deciso di proporre a tutti i pazienti che entrano in ospedale una scheda sullo stile di vita: una serie di domande “spia” mirate a capire se c’è una situazione di rischio alcolismo serio. Se il sospetto esiste, il paziente viene indirizzato al referente alcologico di reparto (un esperto che lavora extra con circa 300-400 euro l’anno di bonus) che gli fa un colloquio preliminare dopo il quale lo manda ai servizi di controllo veri e propri.
Inizialmente presa come una buffa novità, col tempo si è visto che i risultati arrivavano. Dagli anni Novanta a oggi, il 42% dei pazienti ha usufruito di questi servizi speciali e forse così si è evitato di avere nuovi alcolizzati in giro per la provincia. C’è da dire che non tutti quelli indirizzati all’alcologia sono malati o alcolisti, alcune persone sono solo predisposte a diventarlo ma essendo seguiti per bene dagli esperti sono riusciti a gestirsi per tempo e nel modo migliore.

admin

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