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La retina artificiale non è più un'ipotesi

Tutto cominciò in Giappone, nel 2011, quando il dottor Yoshiki Sasai del Riken Center di Kobe creò in laboratorio per la prima volta un principio di occhio di topo lavorando con cellule staminali. Si disse allora (e parliamo di appena 3 anni fa) che era in atto la possibile creazione di una retina artificiale e la conferma venne pochi mesi dopo grazie a uno studio, stavolta italiano, condotto a Genova dal dottor Fabio Benfenati.

Con la collaborazione di Guglielmo Lanzani e il suo gruppo del Centro per le Nanoscienze e Tecnologie di Milano, Genova ha realizzato la prima vera retina biocompatibile: usando un polimero semiconduttore solitamente usato per costruire le celle solari organiche, i ricercatori hanno sfruttato la sua struttura tanto simile a quella della retina. Testando il sistema su una retina di ratto danneggiata si è visto che il polimero funzionava esattamente come essi si aspettavano, stimolando i neuroni. Si lavorava sempre, naturalmente, su cellule staminali e dunque cellule “embrionali” riprogrammabili. Il cambiamento viene adesso, grazie alla scoperta americana.

Viene infatti dalla Johns Hopkins il possibile passaggio finale nella ricerca di una retina artificiale, in quanto i ricercatori hanno ottenuto finalmente un frammento di tessuto retinico adulto, ovvero completo delle cellule già formate e specializzate nella reazione alla luce, i fotorecettori. Al solito si è’ partiti dalle cellule staminali indotte (IPS), cioè cellule ridotte alla condizione embrionale e riprogrammate, ma stavolta si è proseguito lo studio fino alla crescita del tessuto adulto e si è visto così che si poteva ottenere un perfetto replicante del tessuto della retina di un soggetto adulto. Dunque il passaggio dalla sperimentazione animale a quella umana ormai è di prossima programmazione e ben presto potrebbero essere sostituite tante fastidiose operazioni agli occhi e risolti molti casi di cecità.

admin

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