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"Terra dei Fuochi", la mortalità aumenta del 13% ma risparmia un po' i bambini

La chiamano “Terra dei Fuochi”, quell’angolo di Campania stretto tra Napoli e Caserta dove c’è talmente tanta spazzatura, talmente tanti rifiuti chimici -nascosti o a cielo aperto- che spesso cominciano a bruciare da soli, per autocombustione, e la notte si vedono “i fuochi” arrostire il veleno per chilometri. Una terra che fu condannata a morte decine di anni fa quando, con la collaborazione della malavita locale, tante aziende del ricco Nord cominciarono a seppellire sotto quel suolo ogni sorta di rifiuto inquinante.

Oggi è a rischio la campagna circostante, che produce frutti avvelenati, l’acqua del posto, ma soprattutto la gente che qui vive e lavora da sempre e che ha assorbito in sé tutti quei veleni. I dati odierni confermano che, rispetto al resto della regione e anche delle città più vicine, la mortalità nella “Terra dei Fuochi” è del 13% maggiore. Per fare un esempio, a Caserta città la mortalità è del 4% pergli uomini e del 6% per le donne. Nei paesini della sua provincia interessati da questo inquinamento la mortalità sale al 10% per gli uomini e al 13% per le donne.

La “Terra dei Fuochi” uccide i propri abitanti con tumori maligni dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas, della laringe, del rene e con il linfoma Non Hodgkin. Si tratta di persone adulte, mentre i dati sono più confortanti per i bambini, nei quali non c’è l’eccesso di mortalità tanto temuto, sebbene i tassi di diffusione della leucemia infantile qui siano piuttosto alti. Il discorso cambia però per i neonati: nel primo anno di età, troppi bambini vengono curati per tumore (68%). Quello che bisogna capire è che questa gente va aiutata, non isolata. Che non tutte le terre di quella zona sono inquinate e andrebbero sostenute e soprattutto che non tutta la Campania va indicata come appestata. La “Terra dei Fuochi” infatti produce anche questi danni creando pregiudizio.

admin

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