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Studio italiano individua "l'interruttore" che attiva l'Alzheimer

Capita molto spesso di gridare al miracolo, perchè man mano che la ricerca sull’Alzheimer ottiene risultati preziosi le notizie volano. Di solito, però, occorre tempo poi per confermarle o per accertarle. Succederà così anche con quest’ultima notizia, sebbene ne andiamo più fieri in quanto viene dall’Italia, dall’Istituto Europeo per la Ricerca sul Cervello (EBRI) fondato dal Nobel Rita Levi Montalcini. I nostri ricercatori avrebbero scoperto il meccanismo principale che provoca la patologia.

Dell’Alzheimer si sa che può essere provocato dalla prolungata mancanza di sonno e dall’eccesso di carne cotta, ma anche dall’eccesso di assunzione di alcolici e droghe oltre che da alcuni fattori ereditari. Si tratta di una lenta degenerazione cerebrale che oggi si sa come rallentare e prevenire, per quanto possibile, tenendo allenata la mente, seguendo diete sane e ricche di vitamina D. Ma lo studio italiano, che ha indagato alcune cellule cerebrali animali, ha individuato nel cervello del criceto il luogo esatto dove si formano le molecole che scatenano il processo base della malattia.

La formazione delle caratteristiche placche dipende dalla proteina beta-amiloide, composta da piccoli frammenti di DNA. La malattia parte nel momento in cui questa proteina viene espulsa dalle cellule. All’EBRI lo hanno capito usando delle sonde molecolari che andavano a colpire le molecole tossiche poco prima che venissero espulse dalle cellule, fermando così l’attivazione dell’Alzheimer in generale. Nelle donne, soprattutto nelle donne ansiose, una delle cause scatenanti di questa “espulsione tossica” è il forte stress. Ma sono anche altre le ipotesi che si stanno vagliando e che verranno testate nei prossimi mesi. Si sta pensando di usare, allo scopo, anche una nuova terapia basata su raggi luminosi in grado di individuare il processo di attivazione, prima che parta, nel 90% dei casi.

admin

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