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Mucca Pazza, arriva un test che può individuarla

Il vantaggio del Morbo della Mucca Pazza (come conosciamo ormai la malattia di Creutzfeld-Jakob) è che ha un periodo di incubazione lunghissimo, anche decine di anni. Questo lascia il tempo alla ricerca di lavorare e di trovare possibili soluzioni e in particolare dà il tempo di prevenire, se possibile, la manifestazione della malattia “aspettandola al varco”. Un test delle urine -messo a punto dai ricercatori dell’Istituto neurologico “Carlo Besta” di Milano coadiuvati dalla University of Texas Medical School (Uthsc) di Houston- ci avviserà con larghissimo anticipo sulla presenza del prione nel corpo del paziente.

Il prione è l’unica molecola in grado di fornire la certezza che il paziente è stato colpito da una encefalopatia spongiforme, la famiglia di malattie a cui appartiene la malattia di Creutzfeldt-Jakob. Questa molecola si trova nel cervello ma anche nella milza, tonsille, intestino, muscoli. Se ne riscontra la presenza anche nel sangue e nelle urine, una scoperta quest’ultima che ha dato il via agli studi che hanno portato al test italiano di cui abbiamo detto. Il test dell’urina, così, individua la malattia nel 93% dei casi e non dà errori di diagnosi, per cui aiuta a capire con certezza se la persona è malata o meno.
Il prione “lavora” tramutando una proteina sana in una malata, per contatto, diffonde la malattia in questo modo ad altre proteine. Dopo aver prelevato le urine si usa un metodo di individuazione che si basa sulla stessa tecnica del prione, ovvero lo si alimenta con proteine sane e in base al tempo in cui esse si ammaleranno si vedrà quanti e quali prioni sono presenti nel corpo. La tecnica -che si pensa già di usare anche per individuare altre malattie neurologiche- però non funziona con la versione sporadica e genetica della malattia, cioè quella determinata da mutazioni genetiche nascoste.

admin

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