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Embolia polmonare: ecco cosa uccide i sub

Sono morti mentre facevano ciò che più amavano fare, la pesca subacquea. Ma le ultime vittime dell’embolia, i tre sub deceduti in risalita alle Isole Formiche (Toscana), non saranno nemmeno le ultime, purtroppo. Questo problema è sempre in agguato, in chi pratica e ama questo sport. Non tutti sanno come affrontarlo e a volte anche chi sa come fare rimane vittima di un errore di distrazione che può essere fatale.

L’embolia, la classica malattia del sub, si manifesta quando si emerge troppo rapidamente e le bolle di azoto nel sangue non hanno il tempo di sciogliersi. Si crea così una dispnea, una difficoltà respiratoria, dolori toracici e nei casi più gravi il coma e la morte. Dipende tutto dalle miscele che i sub respirano nelle bombole e dal controllo che hanno durante il ritorno in superficie, basta un minimo sbaglio per rischiare la vita. Come evitare tutto questo? Un sub esperto sa che bisogna risalire molto lentamente… anche se si è in preda ai dolori dei crampi. Il panico, che accelera la risalita, è il peggior nemico.

Salendo a 9/10 metri al minuto occorre programmare una serie di pause che tiene conto delle profondità raggiunte e del tempo. Se si registrano sintomi leggeri di embolia (nella sua forma cutanea, linfatica, articolare) è bene chiamare subito i soccorsi una volta in superficie e anche per questo è importante non fare mai le immersioni da soli. Nei casi di embolia polmonare, i più gravi, occorre subito la decompressione nella camera iperbarica. Un intervento di soccorso che può essere effettuato solo da esperti, dal 118 o dalla Guardia Costiera. L’embolia è così grave che anche l’eli-soccorso deve volar basso per evitare sbalzi che possono uccidere il paziente in un attimo.

admin

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