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Ebola raccontata dai medici italiani che l'affrontano

Ebola continua a far paura. La OMS ha decretato che, anche se si distribuisse il “miracoloso” siero americano in Africa il contagio proseguirebbe velocemente perchè la gente continua a diffidare della medicina occidentale e non si fa curare a dovere. Occorre dunque fare informazione e agire sui singoli casi con tempestività e i medici di ogni nazione si stanno prodigando in questa direzione. Tra essi anche molti medici italiani, tra cui quelli del CUAMM, la struttura che tratta i casi sospetti prima che si abbia la conferma della malattia.

Il dottor Giovanni Putoto e i colleghi sono veneti e si stanno impegnando al massimo per aiutare queste popolazioni. Lo fanno a rischio della vita e certamente con tanta paura addosso ma non scappano. Non possono. In Sierra Leone, a Pujehun, si trova l’unico ospedale provvisto di una unità di isolamento in tutto il Paese. Qui sono morte “soltanto” sette persone, di cui quattro contagiate per contatto e tre già malati da prima. Attualmente c’è un caso sospetto ma ancora vivo e in trattamento.

I medici che si stanno occupando dello screening di tutti i pazienti, dei ricoveri e della prevenzione sono quasi tutti di Padova. Mentre i dottori lavorano sul campo, in pieno pericolo, i loro colleghi italiani si occupano a distanza di reperire risorse finanziarie supplementari per aiutarli, magari acquistando nuovi kit di occhiali, camici, guanti, stivali, maschere per proteggere le persone, disinfettanti, ma anche schede telefoniche e carburanti per assicurare il movimento dei soccorritori. Il dottor Putoto è attualmente tornato in Italia ma non è un “untore” perchè se si prendono le dovute precauzioni Ebola non si diffonde più. E’ proprio questa la prima tattica da applicare, per aver ragione della malattia.

admin

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