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Fukushima, tre anni dopo: si cominciano a contare i casi di tumore

Il terremoto ne aveva uccisi un centinaio, il maremoto ne ha cancellati dalla Terra 20.000. Altri sono morti nell’immediato, sei mesi dopo, distrutti dalle radiazioni. Gli abitanti della prefettura di Fukushima continuano a contare i danni e i morti, anche dopo tre anni dall’apocalisse che ha colpito la zona in un normale pomeriggio di marzo.

E se in un primo tempo ci si aspettava la morte dei soccorritori, dei contadini, dei pescatori esposti più di altri alle zone inquinate dall’esplosione della centrale nucleare, oggi si cominciano a contare i casi di tumore “a distanza”. Uno studio sulle conseguenze del disastro ha fatto conoscere al mondo il problema ancora irrisolto che oggi si manifesta soprattutto nei giovani: 103 bambini o adolescenti della regione, con meno di 18 anni al momento della catastrofe, hanno già sviluppato diversi tipi di tumore alla tiroide. I test sono stati effettuati dopo aver scelto un ampio campione di 300.000 soggetti, residenti nel nord est del Giappone e nella provincia di Fukushima.
I minori malati di tumore, al momento, si aggirano su una media di 30 su 100.000 il che non sembra nemmeno tanto, ma per la memoria storica della zona una cosa simile non si era mai verificata soprattutto sui bambini. Tuttavia non esistono studi precedenti al disastro, su questo tipo di tumore, quindi si viaggia solo per ipotesi. Ipotesi che cercano conferme ma sperano ancora in smentite.

admin

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