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Psicologia: contro la voglia di morte, una "sorta di storia buffa"

Il film non è recente, porta la data del 2010. Il regista, Ryan Fleck, non è famoso come non lo erano allora nessuno degli attori (oggi Emma Roberts è una star), eppure è una pellicola che andrebbe proiettata più spesso di questi tempi. Si intitola IT’S A KIND OF A FUNNY STORY (una sorta di storia buffa), e parla di un ragazzino americano di 16 anni con forti manie suicide che chiede di essere internato in un ospedale psichiatrico.

Viene accontentato, e nonostante se ne penta già la prima sera, secondo la legge non può più uscire. O meglio, non potrà uscire se non prima riceverà una valutazione positiva dai dottori, il che avverrà dopo i primi cinque giorni (il titolo in italiano infatti è CINQUE GIORNI FUORI). La storia è buffa perchè comincia con un capriccio di un adolescente depresso ma ci proietta in una realtà di malati mentali veri, seri, gravi. Il tutto però visto e vissuto dagli occhi di un giovane di 16 anni e dunque senza drammi, ma con molta ironia. Il film riesce ad essere serio e divertente allo stesso tempo, drammatico ma mai deprimente. E lancia un messaggio importante.

Conoscendo da vicino i drammi veri di chi ha davvero provato a suicidarsi, il ragazzino comincia ad apprezzare tutti i doni che la vita gli ha dato. E ritrovando uno spirito positivo aiuta anche i suoi compagni di cura a ritrovarlo. Il film è tratto dal libro dello scrittore italoamericano Ned Vizzini, un successo del 2006 intitolato: “Mi ammazzo, per il resto tutto OK”. Ma attenzione a questi titoli: non sono irriverenti, nè prendono i fatti alla leggera. Sono anzi veicolo di un messaggio psicologico positivo e forte che -di questi tempi- andrebbe diffuso ovunque.

admin

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