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Svizzera: ecco il "turismo della morte"

La Svizzera è stato il primo Paese europeo ad accettare e usare la “dolce morte”, il suicidio assistito per togliere le sofferenze ai malati terminali. Inizialmente questa pratica, eticamente molto discussa, veniva applicata per quei malati -di cancro, di malattie neurodegenerative- che non volevano più vivere una vita tra atroci sofferenze o nella totale invalidità. Ma da qualche anno le cose sono cambiate.

Un viavai impressionante, un vero e proprio “turismo della morte” porta in Svizzera esseri umani che hanno deciso di farla finita. E se nel 2008 erano “solo” 123, due anni fa erano saliti a 172 e quest’anno si sfiora quota 600! Ed ecco la novità, non si tratta più di malati terminali di cancro o di SLA, ma di persone che soffrono di depressione, di artrite reumatoide e di osteoporosi, problemi risolvibili con assistenza e cure adeguate. Fa un po’ paura sapere che sempre più persone rinunciano a lottare anche di fronte a malattie non mortali, incapaci di sopportare un po’ di dolore o la lunghezza di una cura che comunque condurrebbe alla vita.

Uno dei motivi raccapriccianti che spinge persone fondamentalmente curabili a suicidarsi è “la paura di perdere il posto in graduatoria”. Ovvero, se oggi la mia depressione è lieve, ma tra qualche anno -quando avrò perso il posto in lista di attesa- sarà grave come farò a suicidarmi? Ed ecco che alcuni preferiscono “togliersi il pensiero” prima che possono, annientando con una scelta folle qualsiasi possibilità di guarire. Complice la crisi e l’instabilità politica di questi ultimi anni, il desiderio di morte negli europei sta aumentando fino a raggiungere questi livelli di irrazionalità. Forse è su questa emergenza che si dovrebbe lavorare. E forse sarebbe consigliabile far vedere più spesso un film come “It’s a kind of funny story”.

admin

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