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Addio "punto G". Ora si punta alla "CUV"

Lo avevano detto, lo avevano ridetto, lo avevano ipotizzato, confermato, smentito e riconfermato. Oggi uno studio internazionale definisce finalmente la NON esistenza del famoso “punto G”. Lo studio, condotto dall’università dell’Aquila e di Tor Vergata (Roma) insieme ad atenei francesi e messicani, oltre a dichiarare una volta per tutte lo storico errore dell’esistenza del punto del piacere individua una nuova zona di interesse sessuale: la CUV.

Sarebbe il caso di andarci piano, dopo che si è smentita una notizia data per buona per decenni, e infatti nessuno si sbilancia a osannare le proprietà eccitanti di questa “zona CUV”, anche perché la sigla CUV starebbe per “clitoro-uretro-vaginale” … in poche parole tutte le parti interne sensibili della donna. Un po’ come dire che si è scoperta l’acqua calda, ma i ricercatori assicurano che è molto più di questo. Non è per niente banale. Tutte queste parti, che le donne sanno benissimo essere sensibili, sono dinamiche e non passive.

Esse infatti partecipano all’eccitazione sessuale e all’orgasmo finale con ogni fibra, con tutti i tessuti in piena attività. E’ una dinamica di insieme che favorisce il piacere perfetto della donna, non un unico misterioso punto nascosto chissà dove. Ci sono voluti anni per capire questo (ma le donne lo sapevano da tempo) ma infine lo si è capito. E su questa base si mettono in guardia ginecologi e medici chirurghi che fino ad oggi hanno un po’ sottovalutato l’azione su queste zone del corpo femminile. Tessuti così attivi e importanti, possono subire gravi danni da cicatrici mal curate, da interventi pesanti, da cure sbagliate. Insomma, più attenzione e più rispetto per il corpo della donna. Che si cominci da questo, per lo meno.

admin

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