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Ritardo della parola: ecco come influenza la dimensione del cervello

Una ricerca dell’Università di Cambridge ha puntato l’attenzione sui ritardi del linguaggio. Studiando 80 uomini adulti affetti da autismo, di cui 38 con ritardi nello sviluppo del linguaggio e 42 con comparsa del linguaggio normale, hanno potuto vedere come il ritardo nell’iniziare a parlare sia associato a delle differenze della dimensione del cervello. Indice che è l’anomalia cerebrale a causarli o che, al contrario, il mancato sviluppo “deforma” in qualche modo il cervello?

In queste persone, il lobo temporale, l’insula, i gangli ventrali basali erano tutti di dimensione inferiore al normale, mentre le strutture del tronco cerebrale erano più grandi. E dato che imparando a parlare il cervello si stimola e dunque aumenta il numero delle cellule, e di conseguenza la dimensione della materia, è naturale che in chi subisce un ritardo per qualsiasi motivo il cervello -magari già più piccolo di suo- rimanga piccolo.
Lo studio ha preso in esame persone già minate da una malattia, l’autismo, ma è la base di partenza per studiare l’effetto del ritardo del linguaggio sul cervello anche in altre situazioni. Ci sono anche persone sane che per diversi motivi ritardano la parola da piccoli, ci sono persone che subiscono traumi che determinano tale ritardo. Capire come agisce questa interazione tra ritardo della parola e materia cerebrale è un aiuto preziosissimo per trovare la chiave del mistero e agire di conseguenza su possibili soluzioni.

admin

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