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Verginità "a pagamento": succede in Africa

In Africa la verginità non era mai stato un problema, prima dell’arrivo dei missionari e dell’AIDS. Era normale, in quelle regioni, dare le ragazze in sposa non appena fossero state pronte a procreare, quindi molto presto … anche a 12 anni. Noi le chiamiamo “spose bambine” secondo lo specchio della nostra cultura, per loro erano “donne” e basta.

Poi vennero i missionari, con i loro discorsi sul “valore della verginità”, ma ancor di più venne l’AIDS che si spandeva a macchia d’olio per colpa delle ragazze che non tenevano a freno gli ormoni, ma anche per colpa di numerosi stupri o matrimoni sbagliati. Così, il re del minuscolo Swaziland (una enclave della Repubblica Sudafricana), dove l’AIDS ha contagiato quasi tutta la popolazione, per correre ai ripari ha deciso di pagare le ragazze affinché rimangano vergini il più a lungo possibile. Con il supporto della Banca Mondiale, il sovrano donerà ogni mese il corrispettivo locale di 15 euro alle ragazze purchè non si facciano toccare da nessun uomo.

Un’iniziativa che ha sollevato polemiche e proteste, soprattutto da parte delle ragazze, soprattutto perchè … 15 euro al mese sembravano loro troppo poche! Come a dire, va bene, rimango vergine ma solo se paghi bene! Il discorso morale continua a non esistere, e se non esiste in Africa -dove esso si sposa con il discorso salute- meno che mai esiste da noi, dove il pericolo dell’AIDS è sotto controllo. Da noi, al contrario, le ragazzine perdono la verginità volentieri in cambio di qualcosa: un voto migliore, un compito copiato, soldi da parte di ricchi depravati. Il massimo della disperazione l’ha dimostrato una studentessa americana che, non riuscendo a laurearsi a 28 anni, ha messo all’asta la propria verginità per pagarsi le tasse del College. Ha ottenuto 800.000 dollari! Da un eccesso all’altro senza passare dalla ragionevolezza.

admin

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