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Se hai la testa tra le nuvole ragioni meglio

Quelli che seguono “The Big Bang Theory” penseranno subito a Sheldon, ma in generale in tutti i film gli scienziati geniali sono un poco pazzi. E la pazzia, nel senso buono del termine, può servire forse proprio a rendere il cervello più funzionale. In fondo, fateci caso… non è proprio quando smettiamo di pensarci che ci torna in mente la parola o il nome che non ricordavamo?

Un test condotto a seguito di uno studio della Cornell University ha dimostrato che proprio quando sembra di star “sulle nuvole” in realtà il cervello funziona meglio. Finora si è sempre creduto che l’attivazione della cosiddetta “rete predefinita” del cervello possa compromettere le prestazioni straordinarie, quelle che richiedono attenzione e concentrazione massima. Tale “rete” infatti si associa ai pensieri vaganti, a quello stato mentale in cui sembra che siamo distratti. Invece non è così, e il nuovo studio lo dimostra con prove interessanti. Sono state fatte delle scansioni cerebrali durante i compiti assegnati a 36 giovani adulti, i quali dovevano visionare una serie di volti -famosi e non- e in seguito identificarli in un secondo test subito successivo.

Come da logica, i soggetti riconoscevano prima e meglio un volto famoso, rispetto a uno comune, e sebbene questo possa sembrare molto banale non lo è. Perché il cervello dei soggetti si dimostrava più attivo proprio quando facevano il minor sforzo per riconoscere il volto. Quando si vede una persona famosa e si sa già chi è, il cervello non deve lavorare troppo e dunque la mente è “tra le nuvole” e paradossalmente più attiva e dinamica che mai. Se invece deve fare sforzi rallenta tutto, anche le proprie funzioni principali. Dunque, se una persona vaga col pensiero durante le lezioni o sul posto di lavoro potrebbe avere un rendimento migliore rispetto ai secchioni concentrati. Naturalmente, con i dovuti distinguo, questo non vale per tutti i compiti! Esistono lavori o mansioni che non possono permettersi alcuna distrazione (pilotare un aereo, operare un paziente) e per i quali certamente non funziona la teoria della Cornell.

admin

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