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Il farmaco anti SLA potrebbe venire dalla cardiologia

Dopo le “sfide delle docce gelate” e la raccolta fondi più seria e impegnata, torniamo a parlare della Sclerosi Laterale Amiotrofica (o morbo di Lou Gehrig, o malattia degli atleti) una patologia di tipo degenerativo che intacca e distrugge le cellule nervose che controllano i muscoli. Ciò porta alla paralisi progressiva e a una lenta morte. Non si conosce la causa, non esiste cura. Eppure la ricerca si impegna moltissimo per cercarla, anche se non con tutti i mezzi con cui dovrebbe. E così ogni notizia diventa un annuncio di speranza, in attesa di quello definitivo.

La SLA si può solo alleviare finché è possibile e lo si fa con alcuni farmaci, come il Riluzolo, sebbene non offra che benefici passeggeri. Uno studio della Università di Washington, però, avrebbe trovato una combinazione felice tra il Riluzolo e la Digossina. Questo secondo farmaco solitamente si usa per i problemi cardiaci, in particolare per la insufficienza, ma si è visto che potrebbe anche agire bene sull’attività di un enzima che regola il contenuto di sodio e potassio nelle cellule. Sarebbe questo enzima al centro della progressione dei disturbi della SLA e i primi esperimenti su modello animale hanno dimostrato che l’azione della Digossina può fermarlo.

Il farmaco infatti ha infatti ridotto l’attività dell’enzima e con essa la distruzione delle cellule e dunque la progressione del male. Come spiegato su “Nature Neuroscience”, questo studio ha portato i ricercatori a scoprire l’azione della proteina ATPasi sodio-potassio, che di norma consente alle cellule di mantenere la loro carica elettrica. Ma se l’espressione di questa proteina ATPasi sodio-potassio aumenta troppo fa sì che vengano rilasciate sostanze nocive che uccidono i neuroni motori e potrebbe essere questo il percorso da interrompere per vincere la SLA. Il farmaco Digossina, combinato con quelli attuali usati per la malattia, potrebbe agire proprio in questo senso, preservando dunque i neuroni da questi attacchi brucianti e dalla morte inevitabile. Sarebbe la soluzione non solo per la SLA ma per tante altre malattie neurodegenerative.

admin

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