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La sindrome della stanchezza cronica: ecco le anomalie da studiare

Si chiama CFS (Chronic Fatigue Syndrome), malattia della stanchezza cronica, e fino a poco tempo fa veniva considerata un capriccio, una scusa per giustificare la pigrizia. Invece è una cosa seria, un disturbo vero che va affrontato perchè può invalidare una vita. Si presenta con una stanchezza anomala, continua, che si aggrava e che non trova soluzione. Colpisce di solito gente giovane (20-40 anni) e nei casi più gravi impedisce anche la vita lavorativa.

Le più colpite sono le donne (intorno all’1%) e dato che proprio le signore sono le più impegnate con diversi compiti, lavorativi e familiari, per loro la malattia diventa un vero e proprio handicap. La ricerca si sta impegnando soprattutto a capire quale sia la causa scatenante di questa sindrome, perchè da lì parte il primo passo per la ricerca di una cura, anche solo per alleviarne i sintomi. A Stanford, in California, pare si sia fatto di recente un passo avanti in questa direzione. Grazie a sofisticate nuove tecniche si è potuto appurare che il problema è praticamente congenito.

Il cervello dei pazienti con CFS diverge da quello dei soggetti sani per tre anomalie ben precise: il contenuto complessivo della sostanza bianca è ridotto; una parte del nervo dell’emisfero destro che collega lobo frontale e temporale ha forma diversa; più è grave e complessa la forma di questo tratto più è grave la manifestazione della malattia. Adesso dunque si ha qualcosa da studiare e da osservare e si spera, così, di capire meglio il meccanismo che letteralmente “spegne” il cervello di questi pazienti. Per poter ridare loro la voglia di vivere.

admin

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