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Farmaco anti epatite: troppo costoso per l'Italia

Si chiama Sofosbuvir, la pillola tanto attesa. E’ il farmaco che dovrebbe ridare speranza ai malati di Epatite C, dato che sarebbe in grado di annientare il virus (Hcv) in appena tre mesi. Un farmaco ancora troppo raro per poter essere disponibile in grandi masse, per cui era stato destinato solo ai malati più gravi, a chi aveva già sviluppato conseguenze serie come cirrosi o tumore al fegato. In tutto 30.000 persone su 300.000.

Eppure nemmeno questi pochi eletti riusciranno a godere dei benefici del nuovo farmaco se il Ministero non troverà i fondi necessari per distribuirlo. Dopo l’annuncio dell’AIFA e le aspettative, passato un mese il farmaco non è ancora arrivato in Italia. Per comprarlo occorre andare in Svizzera, a San Marino o al Vaticano e sborsare migliaia di euro (68.000!) per pochi flaconi. Immaginate dunque la distribuzione su larga scala, occorrerebbero almeno 700 milioni di euro in dieci anni. Soldi che attualmente non ci sono, nelle casse del ministro Lorenzin, e che si sta cercando di recuperare. O almeno di “patteggiare” con le case farmaceutiche che ne detengono il brevetto.

In tempo di crisi, in giorni in cui la manovra economica taglia a tappeto e soprattutto taglia le spese sanitarie locali, è impensabile parlare di così tanti fondi da stanziare per un numero esiguo di malati. Si sta cercando di trovare l’accordo in modo che a pagare sia la stessa azienda farmaceutica produttrice, eventualità che però sta mettendo in allarme i dirigenti farmaceutici, pronti sul piede di guerra. E mentre si decide e si parla, la gente muore. Chi ha un tumore al fegato, o la cirrosi, o l’infezione epatica da Hiv, non può aspettare i prossimi dieci anni di tira e molla e vuol vedere mantenuta una promessa che alla fine dell’estate sembrava già alle porte. Ennesima italica illusione?

admin

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