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Ossigeno fermo al San Camillo: fu atto doloso

Si era sperato in un incidente. Si era sperato nell’ignoranza di chi cerca di rubare cavi di rame e magari sbaglia tubo e provoca un danno enorme. Invece, a quanto pare, è stato un gesto voluto. Doloso. Lunedì scorso, quando il reparto di Rianimazione del San Camillo di Roma rimase per alcuni minuti senza ossigeno, la tragedia venne evitata solo per il tempestivo intervento di medici e infermieri che hanno portato le bombole. Dieci persone hanno rischiato di morire.

Le indagini sono iniziate subito e hanno rastrellato la struttura da cima a fondo. Si è cercato di tutto: dal dipendente licenziato al matto di passaggio, ma la certezza del dolo è stata da subito nella mente di tutti. Per manomettere dall’esterno il condotto dell’ossigeno bisogna saperlo trovare, tra un intrico di tubi e valvole che pochi possono superare. Chi lo ha superato sapeva bene cosa fare, non era certo un pazzo. Quello che manca è un sistema di videocamere, che ora verrà immediatamente approntato… se ci fosse stato si sarebbe avuta subito l’immagine del sabotatore. Un altro elemento che fa pensare al dolo, in quanto solo una persona ben informata sapeva di poter agire indisturbato data l’assenza di telecamere. Inoltre, non ci sono forzature nelle porte dell’impianto, che era evidentemente accessibile a questa persona. Gli inquirenti dunque sono certi che si sia trattato di un gesto diretto all’ospedale, per colpire proprio il San Camillo e minarne il buon nome e la sicurezza. I vertici tuttavia ancora rifiutano di accettare questa ipotesi. Anche se ci fossero dei dipendenti che covassero desideri di vendetta, agendo in questo modo hanno rischiato di colpire degli innocenti … un fatto che nessuno, qui, può credere vero.

admin

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