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Peggiora l'infermiere colpito da Ebola, ma nessun rischio contagio

Stanno peggiorando le condizioni dell’infermiere sardo che, da alcuni giorni, è ricoverato allo Spallanzani di Roma dopo essere risultato positivo agli esami sul virus Ebola. Con lui sono tenuti in osservazione altri tre operatori sanitari che hanno avuto contatti ravvicinati dopo la comparsa dei primi sintomi. Ricordiamo che l’infermiere, di ritorno dalla Sierra Leone, si trovava in quarantena quando si è sentito male… dunque era già in luogo protetto.

Tuttavia, il sospetto di qualche contatto di troppo fa procedere i medici con eccesso di zelo. La malattia comincia con pochi sintomi, gestibili, poi ha un’impennata che di solito porta conseguenze gravi. Ricordiamo bene che il dottor Pulvirenti, il medico siciliano primo caso di contagio per l’Italia, finì in rianimazione per tre giorni. Ora si teme per la vita di questo infermiere, anche se pure per lui si sta procedendo con le cure sperimentali che hanno già salvato Pulvirenti. Il problema è che in Sierra Leone il virus Ebola ha colpito duro e si è dimostrato resistente ai farmaci.

Si spera che non sia proprio questa variante di Ebola ad aver colpito l’uomo, e comunque si spera che sia efficace il trattamento sperimentale approvato dall’AIFA in piena emergenza contro tutti i protocolli che di solito valutano nel tempo le medicine. Allo Spallanzani sanno gestire bene emergenze simili e in più, come detto, questo paziente ha avuto l’accortezza di “isolarsi” già prima che comparisse la febbre, sospettando di avere il virus in corpo. Le sue misure di precauzione potrebbero aver salvato molte vite, ma per cautela ulteriore all’ospedale romano tengono sotto controllo chiunque entri in contatto con lui, sebbene poi ogni tuta, oggetto, mezzo viene distrutto o disinfettato. Ribadiscono tutti che il rischio contagio è pressoché nullo, fuori dalla stanza dove si sta curando il paziente, e non resta altro da fare che “tifare” per lui.

admin

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