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La Corea (e il mondo) ora teme la MERS

Torna a far parlare di sé la MERS (Middle East Respiratory Syndrome) la malattia respiratoria che venne individuata tre anni fa in Arabia Saudita e che risulta strettamente “imparentata” con la SARS, la sindrome respiratoria dell’Asia meridionale che agli inizi del 2000 uccise centinaia di persone in Cina. La differenza nel nome sta sia nella localizzazione del male che nella diversa azione. La MERS infatti pare sia molto più aggressiva e resistente della SARS.

Periodicamente si torna a parlare di MERS, a seconda delle epidemie locali di varia estensione e natura. I sintomi della sindrome medio-orientale somigliano molto a quelli di altre decine di malattie respiratorie: tosse insistente, febbre alta, difficoltà a respirare e a volte anche problemi gastrointestinali. La difficoltà della diagnosi determina in molti casi i decessi, in quanto più tardi viene riconosciuta la malattia più difficilmente la si può contrastare. Il nuovo allarme, in questi giorni, sta arrivando dalla Corea dove più di 2.000 persone sono già in quarantena e 1.800 scuole sono state chiuse per sicurezza, dopo alcuni decessi accertati per causa della MERS.

L’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità- ha reso noti alcuni dati, tra cui quelli secondo i quali il virus MERS si diffonde molto in fretta, non ha attualmente né cure né vaccini e porta una mortalità del 36%. La speranza è che non si faccia con MERS lo stesso errore che abbiamo fatto con Ebola, ovvero ignorarla per anni “tanto riguarda solo l’Asia”, per poi invece ritrovarcela sotto casa, portata fino a noi dai viaggiatori e dagli immigrati. La ricerca deve dare attenzione soprattutto a queste malattie “rare” o localizzate, perché se esplode l’emergenza mondiale poi ci si trova impreparati.

admin

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