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Corea del Sud: ancora in lotta contro MERS

La Corea del Sud continua la propria lotta contro la nuova diffusione di MERS. La sindrome respiratoria del Medio Oriente, ovvero una versione nuova e più complessa dell’antica SARS, si è sviluppata tramite nuovi ceppi scoperti appunto nei Paesi Arabi e pare stia avendo nuove manifestazioni in Asia. Era già capitato in Cina alcuni mesi fa, ma l’allarme era rientrato per via dei pochissimi decessi. Ora, però, in Corea la cosa preoccupa.

La OMS non parla di allarme globale, non siamo ai livelli di Ebola, ma non dobbiamo nemmeno arrivare a tanto un’altra volta. Dunque, attenzione e cure al massimo, ma nessun allarmismo facile. Finora i focolai pare siano circoscritti alla sola Corea del Sud: ci sono 172 casi accertati di contagio da coronavirus (il micro organismo che scatena la febbre), di questi ne erano già deceduti 24. Non si trattava di un numero preoccupante date le statistiche generali ma dopo la morte di altre tre persone (numero totale delle vittime 27) si cerca di evitare facili giudizi.

Si continua a guardare l’evoluzione della cosa, con le scuole ormai chiuse e i luoghi pubblici attentamente monitorati. La Corea del Sud dispone di ottimi ospedali e di centri di ricerca che non hanno nulla da invidiare alle grandi università europee e americane, dunque sanno come tenere sotto controllo la MERS, ma l’attenzione del mondo deve rimanere comunque alta perchè bisogna essere pronti a intervenire in ogni momento. Nei giorni scorsi si era parlato di un primo malato di MERS in Europa, un viaggiatore tedesco tornato in patria. In attesa delle dovute verifiche, l’allerta deve rimanere moderata ma in vigore.

admin

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