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Epilessia: la scoperta migliore viene da Siena

Gli americani l’hanno considerata la miglior scoperta mai fatta, relativamente alla malattia dell’epilessia. E tale scoperta si genera da una ricerca condotta dalla AOU Senese, insieme alle Università di Siena e di Ferrara. Si tratta di uno studio su quei tipi di epilessia resistenti ai farmaci, che fino ad oggi sono l’unico modo di tenere a bada una malattia socialmente MOLTO invalidante.

Al convegno che si svolge in questi giorni a San Francisco, la ricerca condotta dal team del “Centro per l’Epilessia Farmacoresistente” è stata presentata come la svolta che ci voleva. Il lavoro evidenzia in modo chiaro alcune alterazioni cellulari particolari dei neuroni che si trovano nella zona da dove si scatenano le crisi epilettiche. Studiando parti del tessuto cerebrale di questi malati si è visto come intervenga una sorta di ossidazione, generata dagli attacchi, che va a modificare una proteina cellulare (acquaporina 4) veicolo di acqua e ioni verso i neuroni.

In tal modo questo “trasporto” non funziona più e si altera con esso la trasmissione degli impulsi. Salta così la comunicazione neuronale. Si deve dunque studiare per trovare un rimedio contro quella ossidazione pericolosa che tra l’altro non sta solo alla base dell’epilessia resistente, ma anche di altre malattie neurologiche. Si confida molto che ripristinando l’equilibrio interrotto in queste aree si possa fermare la malattia, ottenendo gli stessi risultati di quei pazienti a cui è stato impiantato uno stimolatore elettrico che sostituisca la parte di cervello danneggiata dall’epilessia. Il tempo ci darà risposte certe. Intanto, però, abbiamo la possibilità di tentare.

admin

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