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Una ricerca del MIT riscopre un antico anestetico

La ricerca si impegna anche nel campo degli anestetici. Ormai troppe volte è stato provato che i pazienti sviluppano allergie ai farmaci narcotici utilizzati in sala operatoria e rischiano la vita. Oppure devono sottoporsi a operazioni chirurgiche senza l’aiuto dell’anestesia, tramite interventi locali oppure con l’ipnosi. Per questo, avranno pensato al MIT di Boston, sarebbe il caso di rispolverare qualche vecchio trucchetto.

Escluso il whiskey, anestetico preferito dai cow-boys nelle lande desolate di duecento anni fa, il MIT è andato alla riscoperta del protossido di azoto, meglio conosciuto come “gas esilarante” in quanto produceva uno stordimento euforico che portava i soggetti a ridere tanto prima di perdere conoscenza. Si usava agli albori della medicina moderna, nel XIX secolo, somministrandolo tramite garze imbevute o con le primissime mascherine anestetiche. Come funzionava questo gas? Il MIT ha voluto sperimentarlo su 19 pazienti che dovevano sottoporsi ad anestesia generale, analizzando le loro onde elettriche cerebrali man mano che si addormentavano.

In tre minuti soltanto, il protossido di azoto entra in circolo e modifica la trasmissione elettrica del cervello con onde lente e ampie che si propagano ogni 10 secondi. Sono le stesse che il cervello emette quando andiamo in sonno profondo la notte, solo un po’ più ampie. Il gas, in pratica, blocca all’improvviso i segnali che giungono dal tronco encefalico e che ci tengono svegli. Senza la ricezione di tali segnali si dorme o si perdono i sensi. Il “gas esilarante” produce tale processo in modo brusco. La persona insomma cade di colpo in una sorta di coma leggero. Oggi si usa ancora questo gas in sala operatoria, ma nella fase finale, prima del risveglio. Potrebbe sostituire i farmaci moderni? Forse sì, ma per un breve periodo, in quanto il cervello si abitua in fretta al protossido di azoto e dopo alcune applicazioni non avrebbe più alcuna utilità.

admin

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