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Ebola: 24 ore di paura a Torino, ma era falso allarme

Ventiquattro ore di paura. Torna l’incubo Ebola e stavolta approda in pieno centro a Torino. Un uomo originario della Guinea, appena rientrato dalle vacanze presso i parenti nel Paese africano, accusa sintomi che fanno subito pensare al terribile virus: febbre alta, dolori, macchie sulla pelle. Una corsa in ospedale e i controlli.

Subito messo in isolamento, si è temuto per la sua vita e per quella di medici e infermieri che lavoravano in quel turno, tutti messi sotto osservazione. Intanto le analisi, come da prassi, sono state inviate ai laboratori esperti dello “Spallanzani” di Roma e il risultato, giunto in tarda serata, evidenziava uno stato febbrile dovuto alla malaria, ma niente Ebola. Rientrato l’allarme, sospiro di sollievo per il personale e i loro parenti, ancora una volta questo caso ci ricorda che l’emergenza Ebola non è mai da considerarsi conclusa.

Il caso ci dimostra anche altre due verità: primo, Ebola non arriva con i migranti sui barconi ma con i viaggiatori in aereo; secondo, l’Italia è uno dei pochi Paesi veramente preparati ad affrontare questo tipo di emergenze. Finora sono stati due i casi veramente provati di Ebola, e tutti e due sono stati curati e sono guariti alla perfezione. I falsi allarmi sono molti di più, ma meglio un eccesso di prudenza ai primi sintomi sospetti che l’indifferenza. Fanno bene dunque quei turisti e immigrati che, al minimo sospetto, corrono a farsi visitare.

admin

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