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Rene policistico, allo studio l'impatto sulla qualità di vita del malato

Colpisce circa 12 milioni di persone nel mondo la malattia policistica renale autosomica dominante, una patologia ereditaria cronica e progressiva, caratterizzata dalla proliferazione di cisti, ossia di sacche piene di liquido, nei reni e in altri organi (specialmente nel fegato). Scoprire quale sia l’impatto della patologia sulla qualità di vita del malato è l’obiettivo degli esperti riuniti oggi a Roma al convegno “Rene policistico una patologia invalidante e misconosciuta” promosso dalla Società italiana di farmacologia, grazie al contributo non condizionato di Otsuka Pharmaceutical Italy Srl e patrocinato dall’Associazione italiana rene policistico Onlus. “Spesso questa malattia – ha sottolineato Walter Ricciardi, presidente dell’Istituto superiore di sanità – viene diagnosticata solo quando il paziente è già in età matura. Poiché si tratta di una malattia ereditaria, è consigliabile che i figli di genitori affetti da rene policistico si sottopongano a screening, anche in assenza di sintomi. Inoltre a supporto della diagnosi, in alcuni casi e specialmente nei bambini, può essere utile ricorrere a test genetici per individuare le mutazioni del Dna responsabili della malattia”.

“Questa giornata può essere l’inizio di un percorso di riflessione per tutti gli addetti ai lavori, e per sostenere in modo efficace tutte quelle persone che soffrono di una patologia come il rene policistico che può essere tremendamente debilitante”, ha aggiunto la senatrice Laura Bianconi. Per far emergere le esigenze insoddisfatte dei pazienti, è intervenuta Luisa Sternfeld Pavia, presidente Airp Onlus: “È necessario – ha detto – creare uno spazio di comunicazione, di confronto e di scambio. L’isolamento, la paura, la mancanza di informazioni chiare rendono più difficile accettare e affrontare la malattia”.

admin

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