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Trapianti più sicuri per i leucemici, grazie a una dottoressa italiana

Per i malati di leucemia il trapianto di midollo è spesso l’unica speranza di continuare a vivere. Ma allo stesso tempo, questa speranza può essere invece la prima causa della loro morte. Le complicazioni e i rigetti sono più gravi della malattia stessa e non sono rari i casi in cui questa operazione per la vita si è trasformata in dramma. Tutto stava nel capire perché questo succedeva e come si doveva fermare. Per 10 anni ha studiato il fenomeno la dottoressa Francesca Bonifazi, del Sant’Orsola di Bologna.

Insieme ad altri colleghi stranieri ha condotto quello che lei chiama “lo studio della mia vita”, partito tutto dalle parole di un paziente appena trapiantato che soffriva tanto da supplicarla di farlo morire. Perché, si è domandata la dottoressa Bonifazi, questa preziosa arma di difesa contro il tumore del sangue diventa invece una tortura per i malati? E da questa molla è stata avviata la ricerca che oggi campeggia sulle pagine del prestigioso “New England Journal of Medicine” e che fa della dottoressa italiana un esperto, non più “solo un medico”.

I trapianti di midollo nei leucemici fanno entrare in gioco le cellule staminali emopoietiche, le più diffuse. Ma con esse, entra in circolo nel corpo del paziente anche il sistema di cellule linfociti del donatore che segue le cellule nella trasferta. Queste cellule difensive, trovandosi in un corpo estraneo, combattono sì la malattia in atto ma anche l’organismo che le ospita, dato che non lo riconoscono, scatenando le reazioni gravi che ne conseguono. La chiamano infatti “malattia dell’ospite”. La soluzione trovata dalla dottoressa Bonifazi e dai colleghi è abbastanza semplice: preparare il corpo del ricevente con un ciclo di chemio mista a un farmaco speciale che “distrae” i linfociti. In tal modo essi resteranno forti abbastanza da riconoscere il nemico principale (la leucemia) ma non faranno caso all’ambiente circostante (il corpo nuovo in cui si trovano) e non lo attaccheranno. Con questo metodo, dunque, la certezza sarà quella di agire soltanto contro il tumore mentre non si avranno mai più le conseguenze pesanti, a volte mortali, che il trapianto portava con sé.

admin

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