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Ecco come l'ansia conduce all'Alzheimer

Uno studio svedese ha analizzato gli effetti del comportamento ansioso sui gemelli monozigoti, piattaforma di studio favorita per molti esperimenti che studiano la mente. Il fisico e il comportamento tanto simile dei gemelli monozigoti permette di individuare quelle rare differenze, se ci sono, in caso di malattia. Nello studio condotto in Svezia, su 541 coppie di gemelli, dal 1984 ad oggi, si è visto che la demenza senile tende a presentarsi prima e spesso nelle persone ansiose.

L’eccesso di ansia provoca, nel tempo, la perdita precoce di neuroni e con essi la perdita di funzioni intellettive importanti come la concentrazione, la memoria, l’attenzione. Il rischio viene dall’aumento smisurato della sostanza chiamata Cortisolo, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali e che viene anche detto “ormone dello stress”. Esso interviene quando siamo in stato di tensione e allarme e aumenta gli zuccheri nel sangue per darci l’energia giusta per reagire. Ma aumentando gli zuccheri senza motivo, si ha solo un accumulo di grassi in corpo e la circolazione sanguigna comincia a soffrirne.

La persona ansiosa, vivendo costantemente in uno stato di allarme, produce zuccheri in continuazione e di conseguenza compromette il buon funzionamento della circolazione e del cuore. La demenza senile è la prima patologia che può colpire il soggetto, e anche l’Alzheimer diventa un pericolo reale. In Italia questa malattia riguarda 1,2 milioni di persone e non è ancora facile diagnosticarla. Si comincia a scoprire quando intervengono i primi segnali di decadimento cognitivo. Gli ultimi studi stanno puntando sulla immunoterapia per combattere l’avanzamento del disturbo in corso, ma sapere che c’entrano anche il Cortisolo e l’elevata ansia aiuta a capire da dove iniziare per evitare del tutto che la malattia si manifesti. Meglio prendere la vita con calma e godersi in pace il momento, invece di condannarsi all’Alzheimer tutta la vita.

admin

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