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Psicologia: ecco come "liberare" i propri figli

Dura vita, quella dei figli nell’era moderna. Se per secoli sono stati considerati solo merce di scambio o braccia per il lavoro, negli ultimi cento anni le cose sembravano migliorate al punto che dal 1980 ad oggi tutta la pedagogia e psicologia, anche di coppia, si incentrava sulla cura del figlio. Un po’ troppo forse, perchè si è ottenuto l’effetto opposto.

Alcuni esperti lo chiamano “figlio cronico”, come una malattia. Le coppie sono sempre più in crisi, per motivi economici e di legami affettivi, e tendono a proiettare sui figli le loro aspettative fallite. Conseguenza, i figli (sempre più spesso unici, e dunque soli) sono lacerati tra quello che vogliono essere e quello che dovrebbero diventare per far felici i genitori. Il carico di pressione scaricato sui giovani di oggi è nocivo perché: 1) possono indurre ansia anche nei figli meno nervosi; (2) possono creare conflitti in famiglia e anche nella personalità interna del ragazzo; (3) possono portare al rischio di sentimenti di delusione, di sconforto per un certo tipo di genitori e dunque al desiderio di non diventare mai genitori a loro volta.

Occorre dunque cambiare il rapporto genitori-figli, anche quando il figlio unico è considerato “parte di un team” e non un giovane membro da educare. Dare fiducia è la prima cosa, ritrovare la severità perduta è anche importante per formare la personalità. E poi, evitare consigli non richiesti, intromissioni, pressioni. L’equilibrio per formare un adulto sano e indipendente è un mix perfetto tra affettività e separazione, dove per separazione si intende il coraggio di trovare l’autonomia nel gestire la propria vita in modo anche diverso da come si aspettano genitori, nonni e zii.

admin

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