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Dopo il trauma cranico, Alzheimer in agguato

Un incidente, una caduta, una aggressione… settimane di coma, interventi chirurgici al cervello e il lento recupero della coscienza e dell’autonomia. Il cammino dei traumatizzati cranici è un calvario che può durare anni, se non uccide subito. E alla fine di questa lunga ripresa c’è comunque una vita nuova, trasformata da problemi derivati da quel trauma. E tra questi in agguato c’è pure l’Alzheimer.

Lo ha scoperto uno studio inglese relativo alla formazione delle placche amiloidi, causa principale della malattia che devasta il cervello e la dignità delle persone. Le persone che hanno subito un forte trauma cranico, con tutte le conseguenze del caso, sono esposte a un rischio molto maggiore di malattia di Alzheimer rispetto a chi invece è sempre stato sano, anche se ha una ereditarietà in famiglia. Questo perché i segni del trauma dentro il cervello non guariscono mai completamente. Vengono “ammortizzati”, ricuciti alla meglio, con la sostituzione dei neuroni, ma le cicatrici restano. E queste cicatrici, che nella maggior parte dei casi provocano epilessia, possono portare anche alle placche.

Sebbene il campione di persone analizzato a Londra sia ancora troppo esiguo per parlare in termini definitivi, è vero che in tutti quelli che avevano subito un trauma cranico -nell’arco di 10 anni dall’evento- si sono manifestate le placche nel cervello. Un inizio certo di Alzheimer. Lo studio procede su un campione molto più ampio perché i ricercatori non credono alla regola uguale per tutti: non è detto che chi ha subito un trauma cranico sviluppi sicuramente l’Alzheimer, ma bisogna verificare se -malattia o meno- la formazione delle placche persiste oppure no.

admin

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