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Il pianista che ha portato a Sanremo la SLA

«La musica è una magia, non a caso i direttori d’orchestra hanno la bacchetta, è una fortuna che condividiamo» lo ha detto davanti al pubblico di Sanremo il pianista e compositore Ezio Bosso (classe 1971). E sembrerebbe una frase banale se non avesse dietro il senso profondo di un uomo che sta lottando contro la Sclerosi Laterale Amiotrofica GRAZIE alla musica.

Ezio Bosso è nato a Torino e a soli 4 anni comincia a studiare pianoforte. A 16 anni è già in giro per l’Europa, con diverse orchestre di prestigio, ma solo dopo aver frequentato l’Accademia di Vienna decide di diventare anche compositore. Una carriera brillante e ricca, che subisce un freno temporaneo nel 2011 quando Bosso scopre di avere la SLA. Malattia dannata, questa, che ancora non presenta soluzioni e che si può solo “alleviare”, purché venga diagnosticata per tempo. Di SLA soffrono soprattutto gli atleti, per una causa misteriosa che ancora non è stata capita, ma può colpire tutti. Anche un musicista.

La malattia comincia a distruggere i motoneuroni, cellule cerebrali responsabili del controllo dei movimenti, e lentamente porta alla paralisi progressiva del corpo. Per ultimi paralizza cuore e polmoni. Tanti malati di SLA hanno vissuto per anni legati alle macchine, senza le quali sarebbero morti in pochi minuti, ma per Bosso quell’orizzonte è ancora lontano. Nonostante le stampelle e le evidenti difficoltà a parlare, il pianista ha sorpreso il Festival di Sanremo con una suonata incredibilmente agile e bellissima che ha commosso tutti. Standing ovation a lui, al suo coraggio, ma anche al suo messaggio che intende invitare tutti ad aiutare la ricerca che ad oggi sta facendo passi da gigante ma è ancora lontana dal vincere la guerra. Ed è anche un invito a non trascurarsi. Prima si scoprono i sintomi e si fanno le diagnosi più si allunga la vita, e magari… si arriverà a vedere la cura.

admin

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