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Braille 2.0: ecco come l'alfabeto dei non vedenti si adatta al computer

Oggi si celebra in Italia e nel mondo la Giornata del Braille. Si chiama così il famoso alfabeto per non vedenti ideato da un cieco, Louis Braille, nel 1839, e che consiste in una serie infinita di combinazioni di sei punti messi in rilievo sulla carta e che possono così essere “letti” con le dita. La giornata fu indetta nel 2007 per volere dell’UNESCO e ogni anno si arricchisce sempre di nuovi cambiamenti.

Siamo nell’era dei computer e dei cellulari wi-fi, per cui anche il linguaggio dei non vedenti si adatta ai nuovi tempi. E i 64 simboli del Braille – che possono essere riadattati anche per la musica e la matematica – si adeguano all’informatica. In fondo, ricordiamo, anche il computer parla un linguaggio di punti anche se nel suo caso i “punti” sono due numeri. Ed ecco che il Braille si trova anche nei dispositivi moderni, con le tastiere pensate su misura (con i punti in rilievo) e con le App per i cellulari che consentono loro di poter scrivere anche con il loro alfabeto.

L’Istituto dei Ciechi di Milano, il primo in Italia a introdurre il sistema Braille nel 1864, oggi è tra i primi che informa i non vedenti sulle novità tecnologiche che stanno cambiando il loro alfabeto. Cambiando, non sostituendo… perché il Braille ancora non ha trovato eguali al mondo. In informatica, il Braille è formato da otto punti che consentono al vecchio alfabeto di adeguarsi al linguaggio informatico ASCII (quello dei byte con cui comunica il PC). Questo a dimostrazione che non è vero come credevano alcuni che il Braille sia un linguaggio che crea segregazione e isolamento, ma anzi è un mezzo elastico e versatile pronto ad aprirsi ai cambiamenti del mondo.

admin

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