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L'eredità di Ebola sono problemi neurologici

Si torna a parlare di Ebola, perché ora che è finita l’epidemia gigantesca che ha messo in ginocchio l’Africa Occidentale i medici di mezzo mondo stanno studiando gli effetti collaterali e quelli nel lungo termine del virus. Finora si sapeva solo che i sopravvissuti dovevano evitare rapporti sessuali per almeno un anno, in attesa di capire se Ebola fosse morto o vivo. Oggi si sa di più.

I sopravvissuti su cui i ricercatori (americani in particolare) stanno conducendo studi sono 17.000, quasi tutti africani. Sono seguiti da sei mesi a un anno dopo la guarigione e si è visto che molti di loro presentano problemi neurologici importanti. Tra i più comuni: emicrania cronica, amnesie parziali, depressione. Ci sono stati casi di suicidio tra queste persone e chi sta “meglio” presenta debolezza persistente e dolori muscolari.
Dunque Ebola lascia una eredità pesantissima che dura tutta la vita. Vincere la parte acuta della malattia, e quindi sfuggire alla morte, non ha messo al riparo dai problemi questi soggetti dal cui sangue si sta tentando di ricavare anche un futuro vaccino. Tra gli europei colpiti da Ebola (ricordiamo, anche un medico siciliano e un infermiere fiorentino) problemi neurologici seri li ha presentati l’infermiera scozzese Pauline Cafferkey, che dalla guarigione entra ed esce dagli ospedali con patologie sempre diverse ma legate al cervello. Eppure da questi disagi che vivono i sopravvissuti la scienza può ricavare il quadro completo della malattia Ebola e prepararsi ancora meglio ad affrontarla, nel caso si ripresenti in grande stile come avvenuto due anni fa.

admin

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